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Inserito:  16 Gen 2007 11:37
penso sia naturale essere spaventati dalla morte...è un'incognita. Non sappiamo quando nè come sarà, è un qualcosa che sfugge al nostro controllo, che ci mette difronte ad un grosso mistero : cosa succederà ? cosa ci sarà dopo?
Inserito:  20 Gen 2007 11:49
Io non so che cosa c'è dopo. Per questo cerco di vivere il presente con tutta la migliore buona volontà che posseggo.
Perchè penso che solo realizzando tutto, ma proprio tutto, quello che c'è nelle mie potenzialità, potrò dire al momento giusto di avere vissuto.
Inserito:  03 Ago 2007 21:52
Dopo tante perplessità provo a rispondere anch'io... Molto spesso secondo me si ha paura perchè si è nella convinzione che tutto finisca lì o per l'appunto non si sa cosa c'è dopo (non posso rispondere oggettivamente perchè io non ho paura). La cosa che a me fa paura più che la morte è abbandonare le persone che mi vogliono bene e morire soffrendo... L'importante, appunto come dici tu ziofester è morire senza avere rimpianti...
Inserito:  07 Ago 2007 21:26
non si ha paura quando le cose non si vivono di persona,l'importante è che, accadano sempre agli altri  e forse a noi stessi,compresa la morte.
Inserito:  18 Ago 2007 07:26
la morte è l'ignoto: ciò che non conosciamo ci spaventa. Io condivido ziofester e aggiungo che mi conforta il pensiero che ciò che si lascia nel cuore di chi ci vuol bene dà significato alla nostra vita.
Lascio qui una poesia  che adoro:
Continuità - di Walt Whitman

Niente è mai veramente perduto, o può essere perduto,
Nessuna nascita, forma, identità - nessun oggetto del
mondo.
Nessuna vita, nessuna forza, nessuna cosa visibile;
L'apparenza non deve ostacolare, né l'ambito mutato
confonderti il cervello.
Vasto è il Tempo e lo Spazio, vasti i campi della Natura.
Il corpo, lento, freddo, vecchio - cenere e brace dei
fuochi d'un tempo,
La luce velata degli occhi tornerà a splendere al
momento giusto;
Il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e
meriggi;
Alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della
primavera,
Con l'erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.
Inserito:  18 Ago 2007 09:24
grazie Oriana per la poesia
Inserito:  29 Set 2007 17:15
sono arrivata qui per caso, avevo solo bisogno di calore in un momentaccio ma di questo ho già scritto nella sezione giusta (spero, non sono molto agile in niente).Mi sento un po' imbarazzata nel dirlo ma a me la morte non fa paura, almeno la mia. Mi fa paura l'idea del dolore, fisico e non, (non lo sopporto più) ma la morte...no, è solo una fase della vita, è la liberazione dai sensi, è la fine della malinconia, della nostalgia, dei rimorsi, della paura, degli autorimproveri, del pianto...è, finalmnte, la fine.
Inserito:  07 Ott 2007 08:45
e' proprio dalla parola fine che nascono le mie paure. Io sono molto legata a ciò che mi circonda,a chi vive accanto a me, sia nel bene che nel male, per assurdo anche a ciò che mi fa soffrire, quindi la sola idea che un domani possa non esserci più tutto cio, che sia "la fine" di tutto mi turba. E se ci penso se mi soffermo a riflettere, mi  lego ancora di più al presente...
e poi pure io sono spaventata dall'idea di sofferenza , dolore che molte volte associamo alla morte.   Ed è per questo che io amo sempre di più la vita, sia pur con tutti i suoi guai, con tutti i dolori che sono ad essa associati.. .
Inserito:  07 Ott 2007 14:27
Penso che la morte fa paura perchè è un "atto definitivo".La vita ci appare a volte insostenibile ma una piccola consapevolezza dentro ognuno di noi ci fa prendere atto che in un attimo tutto potrebbe far cambiare prospettiva...a volte un incontro inaspettato,spesso uno spiraglio di ottimismo improvviso,una parola amica,uno sguardo particolare di chi ci sta difronte.
Ed ecco che lo scenario cupo e grigio si apre e lascia filtrare un piccolo arcobaleno a cui agganciare un filo di speranza!
Ma la morte è il vuoto assoluto,almeno nell'immaginario collettivo.La morte non lascia più nulla dietro di se...spesso fa balenare una paura più grande,quella di non essere nemmeno la fine della sofferenza presente e quel tuffo nell'ignoto potrebbe essere ancora più inutile.
Inserito:  15 Ott 2007 08:49
Cara Simo, anch'io sono arrivata qui per caso. La penso come te, a meno che a distanza di 15 giorni tu non abbia cambiato idea. Morire come? Ci ho provato 15 anni fa (esattamente in questo periodo), non riuscivo a dormire e mi sono rivolta ad uno specialista privato che mi prescrisse Entumin (dalle 2 alle 3 gocce) e una pasticca di Xanax. Dopo 5 mesi di questo trattamento (nel frattempo avevo già smesso di mangiare da circa un mesetto) avevo una sola cosa in testa: MORIRE. Bene, mi feci prescrivere dallo "specialista" 2 boccette di Tavor e Valium, perchè nella mia profonda ignoranza credevo fossero letali e la mattina dopo (marito al lavoro, figlio di 21 mesi al nido) le ingoiai tutte e due con qualche goccia di Entumin e 2 mapo frullati con 2 cucchiai di zucchero di canna. Non mi è venuto un arresto cardiocircolatorio, "solo": 4 giorni di ricovero in psichiatria con flebo, 4 mesi di terapia disintossicante per il fegato e la vita rovinata da quel gesto superficiale del voler morire senza dolore. Da "donnetta". Non esiste la morte senza dolore e giusto di quello ho paura.
Inserito:  15 Ott 2007 11:35
@ Simo e Brunella...
Siete veramente convinte che la morte sia "la fine di tutto"? E se saltando il "fosso"vi trovaste ad affrontare un dolore più grande?...Abbandonare questo "palcoscenico"(perchè credo che nella vita ognuno ha un ruolo da recitare),più che una resa,potrebbe essere una sconfitta! Le mie sono solo riflessioni,ne so quanto voi,ma pensateci.
Inserito:  15 Ott 2007 18:23
Penso che la morte sia la fine di tutto. Mi rifiuto di recitare, non sono un'attrice! Scusa, Cabiria, ma questo concetto mi suona molto ipocrita.
Inserito:  16 Ott 2007 10:01
@ brunella, il mio non è un concetto,volendo precisare,non è nemmeno un concetto mio...C'è tutta una "scuola di pensiero" a tal proposito,si può condividere oppure no,come tutte le cose di questo mondo.
Onestamente ,avrei piacere di conoscere il tuo punto di vista su cos'è la Vita e che ruolo abbiamo riguardo ad essa.La tua opinione è importante, perchè ,ripeto,non ho in tasca ,verità assolute,il tuo punto di vista vale quanto il mio ,non lo giudico,ma potrei anche condividerlo.
Con simpatia.
Inserito:  19 Ott 2007 19:38
io non so se la morte sia la fine di tutto o se ci siano altri scenari, altre dimensioni in cui trovarci a "continuare" o ricominciare un percorso, ... sicuramente però è la fine di tutto ciò che abbiamo (di bello o di brutto) oggi, ora, nel nostro presente.  Ed è per questo che, anche nei momenti più neri, di maggior disperazione mi ci sono aggrappata e ho stretto i denti ed ho tirato avanti. Perchè nel bene o nel male, nella gioia e nel dolore io provo attaccamento a ciò che ho ora, a ciò che conosco anche se mi procura sofferenza,e temo molto di più il famoso salto nel buio ( o nella luce come ritiene qualcuno...)o peggio ancora il nulla che potrebbe venirmi incontro.
Inserito:  19 Ott 2007 22:03
@ zara,la tua considerazione o riflessione,mi sembra molto saggia.Sebbene sento di dover prestare il massimo rispetto e comprensione per chi soccombe al peso di certe angosce,dichiarandosi sconfitto e accogliendo la morte come una forma di resa totale,sento che quello che hai scritto ha un grande valore.
E' un punto di vista che apre la porta a tante riflessioni positive e interessanti.
Raccogliere anche solo le briciole del coraggio di vivere e andare avanti comunque ,potrebbe essere un modo per "sfidare"se stessi e la vita stessa.
Inserito:  20 Ott 2007 10:58
qualcuno ha chiesto di dire cos'è la vita e che ruolo abbiamo rispetto ad essa.
Bella domanda!
Per me la vita è esserci, essere presenti a me stessa in ogni momento non cercando di evitare e sfuggire a quelli brutti, rincorrendo una ipotetica e futura (o passata) felicità. Non è riduttivo e neanche moralismo. Ma è semplicemente : afferra l'oggi.
E'la consapevolezza che ciò che ho in questo momento mi può e mi deve bastare. E basta se elimino rimpianti e aspettative. Altrimenti corro il rischio di passare attraverso la vita, proiettata in avanti o, peggio ancora, ripiegata sul passato, senza afferrarla. E non lo dico perchè sono una a cui va tutto bene, una che non ha sofferto o soffre ( sarebbe troppo facile) ma perchè dopo aver toccato il fondo ho capito che l'unico modo per tirare avanti è questo: vivere con ciò che ho al meglio, ogni giorno come se fosse il primo ma anche l'ultimo. E significa anche accettare i momenti negativi, perchè l'arcobaleno è fatto di tanti colori e non solo dal rosa( il bello) o dal nero ( il brutto), ma è l'insieme.
Quindi per me la vita è l'attimo, il mio ruolo afferrarlo.
Inserito:  20 Ott 2007 13:52
@ titti,hai scritto una grande verità e non perchè lo dico io ,ma perchè per millenni i "saggi" lo hanno detto in tutti i modi.
Proprio oggi riflettevo su una emblematica frase di Buddha " Se la vita è un ponte,perchè ci costruisci una casa sopra"?
Per molti di noi l'infelicità viene dalla consapevolezza che nulla è per sempre.Se amiamo qualcuno,non godiamo di questo amore pienamente,perchè subito ci assale la paura di perderlo e in questo modo ci creiamo mille ostacoli a vivere pienamente e con serenità il presente.
Carpe diem...dicevano i latini,"cogli l'attimo presente" Il passato ormai è fuori dalla nostra possibilità di cambiarlo,il futuro non esiste ancora e nemmeno sappiamo se esisterà...è solo un sogno della mente e come tale va preso,rimane solo il presente per cogliere ogni aspetto della vita,che come giustamente dici tu...non è solo bianco o solo nero...Se evitiamo di metterci un filtro nero davanti allo sguardo,riusciremo a distinguere i vari colori che compongono gli eventi.
C'è anche un bellisimo detto arabo..."La natura della pioggia è sempre la stessa,ma se cade su un prato nascono fiori,se cade su una palude nascono solo spine." A volte sarebbe determinante cambiare noi stessi e il nostro modo di porci ,rispetto agli eventi...e forse oltre alle spine riusciremmo a cogliere anche qualche fiore.
Grazie Titti per questo bellissimo spunto di riflessione che hai portato.
Inserito:  23 Ott 2007 18:04
Non capisco. Sembra che io abbia alzato un polverone. Ma penso che la morte non debba essere un tabù, un qualcosa di quasi innominabile; è una fase, una fase della vita e io mi ci pongo davanti con curiosità. Certo, è inconoscibile quindi un po' di timore lo incute...ma...non ho una vera e propria paura. forse perchè non me la sono mai trovata davanti, forse perchè ci ho sempre pensato in momenti penosi e quindi l'ho sempre vista come possibile via di fuga, forse perchè ho più paura di vivere che di morire.
Che sia una fine o che sia un inizio sarà sempre una novità, sarà sempre diversa.Se sarà una fine allora sarà pace, se sarà un inizio allora sarà "una seconda occasione". Penso sia meglio vederla così.
Il che non significa suicidio ma solo attesa.
Inserito:  24 Ott 2007 16:17
@simo,messa in questi termini,quello che dici ,poggia su basi molto razionali percui si può anche condividere.
Se la morte per te non è fonte di angoscia,ma solo spunto di riflessione e curiosità,certamente parlarne con gli altri può aprire tante porte verso considerazioni a cui mai avevamo pensato.
Rimane il fatto che su questi grandi temi o interrogativi,qualsiasi discorso rimane puramente filosofico,le certezze non risiedono nella vita con cui abbiamo a che fare ogni giorno,figuriamoci in quell'elemento imponderabile che è la morte.
Per me ,il tuo punto di vista è molto apprezzabile.
Inserito:  27 Ott 2007 08:37
penso che quando ci si addentra in discorsi su temi che mettono in gioco le nostre emozioni, le nostre paure o ansie, sia molto difficile essere razionali e filosofi. O quanto meno lo si può essere quando la morte è un evento ipotetico ma lontano.
Per questo penso che per molte persone sia difficile anche solo parlarne: mette a nudo le ansie, ci apre a considerazioni che riverberano nei nostri vissuti, in ferite magari mai completamente guarite (perdere una persona cara per quanto razionalmente possa essere rielaborato è sempre uno squarcio nel cuore...)  La morte fa si parte del ciclo della vita, è si un evento naturale ma è anche la fine di un percorso, di una condivisione, dell'esserci.
Ho visto uno strenuo attaccamento alla vita in persone anche anziane che soffrivano fisicamente e molto, così come ho visto desiderio di morte quale ricerca di pace o del nulla in altri...
In alcun i momenti la si può invocare e in altri,altrettanto fortemente, temere.
Inserito:  04 Nov 2014 14:22   Ultima modifica di: ehm
A me spaventa davvero tanto la morte, ma quello che più mi impressiona, è il non sapere. Non sapere cosa succede dopo, dove vado a finire. Spesso quando ci penso mi vengono degli attacchi d'ansia, ma mi consolo con la frase di Victor Hugo "Morire non è nulla, non vivere è spaventoso" e cerco di vivere al meglio il presente.
Inserito:  07 Ago 2015 22:02
a me spaventa che un domani tocchi a me; ho visto varie volte la morte dovuta al decesso di persone a me care e ho paura dell'incognita
Inserito:  07 Ago 2015 22:02
a me spaventa che un domani tocchi a me; ho visto varie volte la morte dovuta al decesso di persone a me care e ho paura dell'incognita
Inserito:  04 Ott 2015 17:56   Ultima modifica di: camelia66
Io penso che si ha tanta paura della morte quando si ha paura di vivere, sennò non ci si pensa più di quel tanto e quando dovrà arrivare arriverà. Io da non credente penso che una volta morti non ci sarà più nulla. Il nulla non dovrebbe far paura, in fondo è come quando non eravamo nati e invece...
Inserito:  17 Lug 2016 16:27
La penso come te Camelia , si ha tanta paura della morte quando si ha paura di vivere , io quando vivevo veramente la sfidavo sempre la morte facevo pazzie che mi rendevano vivo e mi facevano sentire forte .
Inserito:  06 Apr 2018 22:03
A me fa paura solo la sofferenza, quindi non ho molta paura di esser morto, ho molta più paura dell'agonia che precede la morte. Se non provassi dolore fisico non patirei agonia e potrei ammazzarmi anche dando delle testate nel muro fino a spaccarmi la scatola cranica.
Inserito:  20 Giu 2018 17:44
A me fa molto più paura la vita. Ci sono momenti in cui penso che la morte possa costituire, in fin dei conti, un grande sollievo. Per fortuna le mie paure sono solo periodiche, pertanto nei momenti in cui sto bene sono ben desiderosa di adoperarmi per portare avanti tutto ciò che della vita amo. In altri momenti, invece, torna l'idea secondo cui la morte sarebbe ben più "leggera", però sono consapevole del fatto che, in un dato momento, questo pensiero verrà sostituito da contenuti più positivi.
Inserito:  21 Giu 2020 10:16
E' quello che succede anche a me Kia. Da quando però ci ha lasciato il mio papà chissà perché la morte mi sembra più dolce.