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Inserito:  27 Lug 2019 16:44
ciao, sono nuova, mi chiamo daniela ed ho 32 anni. non so da dove e come cominciare... penso al suicidio costantemente, non c'è giorno ormai che non ci pensi, questa storia con alti e bassi va avanti dall'adolescenza. sono nata gracile di salute e con una voce fortemente nasale, alla laurentis, l'operazione alle adenoidi non è servita a nulla, se non a peggiorare le cose. sono sempre stata lo zimbello del paese, quella sulla quale ridere sopra, ho subito atti di bullismo alcuni gravi, ho vissuto in una famiglia problematica, mio padre era un alcoolista. la gente mi ha trattata spesso con inferiorità pensando di potermi giudicare dall'aspetto o dalla voce. mi sono sentita emarginata, un pò mi emarginavano gli altri, un pò mi emarginavo da sola, non sono mai stata in grado di prendere in mano la mia vita e di andare oltre al pregiudizio della gente.
attualmente convivo con un uomo da 2 anni che non si è ancora deciso a separarsi dalla moglie...ed è straziante.
inoltre mi sento sola, non ho amici.
Inserito:  28 Lug 2019 21:12
Dalida, sono convinta che hai più forza e capacità di quante tu stessa non te ne riconosca... perchè hai saputo reggere in una famiglia problematica, fronteggiare i tuoi problemi di salute, reggere e non farti piegare dal bullismo che hai subito...insomma ne hai avuto coraggio, amica...tanto.
Certo ora avresti bisogno di un po' di serenità, di una strada in discesa invece altri ostacoli si sono frapposti ma credo che saprai lottare ancora.
Scrivere qui, dialogare in questo forum forse sarà anche per te una valvola di sfogo, il confronto, il racconto aiuta.
ti abbraccio, Zara
Inserito:  29 Lug 2019 13:52
come hai ben capito da questa relazione mi aspettavo quella sicurezza di intenti che non ho mai avuto in generale dalla vita, un qualcosa sul quale costruire la mia ''normalità''.
sarò stata forte, ma il prezzo da pagare c'è stato. l'insicurezza si annida dietro l'angolo, ho sempre paura di essere giudicata con superficialità, che qualcuno possa pensarmi ''meno capace di''. è una costante ormai.
non riesco ad andare oltre a quello che ho vissuto, credo sia questo a pregiudicare il mio rapporto con gli altri.
prima ho virgolettato ''normalità'' perchè è una parola che ho sempre rincorso, volontariamente e non, soprattutto nell'adolescenza non ho mai accettato di essere considerata diversa dagli altri, purtroppo alcuni l'hanno vista diversamente. la mia voce, la mia gracilità non è stata mai di fatto un qualcosa che mi abbia impedito di vivere una vita normale, anche la voce che mi ritrovo, che ho odiato, non l'ho mai considerata un handicap, ma una mia particolarità, si ha un suono nasale, come chiunque si ritrovi la voce squillante, ma non mi ha mai impedito di avere una parlantina fluida ad esempio, ha un suono che faceva ridere, che rendeva buffa anche una frase seria, questo era il mio problema, avevo paura che ci si concentrasse troppo sul suono e non su quello che cercavo di dire, più sulla forma che sul contenuto. se per me era, per quanto mi abbia fatto piangere, una particolarità, per i miei, un handicap. in casa parlavano spesso tra loro di un mio ''futuro'', erano convinti non potessi avere una vita normale, sposarmi, lavorare, avere dei figli, così si è cercato di farmi prendere una pensione d'invalidità, contro la mia stessa volontà. pensavano che senza una pensione probabilmente i miei fratelli qualora fossero morti i miei genitori non mi avrebbero mai accudita. tutto questo accadeva mentre la mia vita da adolescente apparentemente continuava nella sua normalità, tra giri in bicicletta,giornali e giornaletti, giochi, avevo degli interessi, li coltivavo. 
tra il dire ed il fare... un giorno quelle chiacchiere hanno preso forma, frequentavo il 2 superiore, ragioneria, fanno domanda per mettermi un insegnante di sostegno a scuola e vengo a saperlo in un modo che non vi dico.
io che non ho mai avuto problemi di apprendimento o niente del genere... si sono accorti a 14 anni che non non avevo qualche rotella a posto. la scuola a questa richiesta si è opposta, nota positiva. la cosa però mi ha distrutta. e inoltre non volevo si sapesse in classe, soprattutto tra i bulli, che anche dall'altra parte del muro, cioè la mia famiglia, la sicurezza aveva delle falle. erano due realtà che a scuola avevo cercato di tenere distinte, ed ero stata agevolata dal fatto che le superiori le facevo in un altro paese, di conseguenza non conoscevo gli altri e gli altri non conoscevano me, pertanto non invitavo mai nessuno a casa (certo poi devi vedè se sarebbero venuti). quando si venne a sapere di questa domanda, quando si presentò in classe mio padre ubriaco fracido, l'umiliazione in sè stessa si è aggiunta alla paura di essere considerata per questo un soggetto più debole del previsto, attaccabile in maggior misura. 
è stata una lotta, una lotta accettare di essere presa in giro pesantemente, quotidianamente, ritornare a casa e fare i conti con l'ignoranza, l'autodistruzione, la violenza, e dover lottare contro me stessa, contro quella parte che ti dice ''ucciditi'' e quella che si aggrappa alla vita, che mentre si dispera riesce a distrarsi, ad aggrapparsi a qualsiasi cosa. che ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa.
Inserito:  29 Lug 2019 14:34
mentre cercavo di tenere separate scuola e famiglia, ho sempre cercato aiuto. se i fatti non li raccontavo a scuola, li raccontavo in paese, ad un passante, a chiunque mi dava ascolto in quel momento. a casa questa cosa non piaceva, mi dicevano che i panni sporchi si lavano in famiglia, ogni volta che si veniva a sapere che avevo raccontato qualcosa era un casino immane. ed io me ne stupivo sempre, ero convinta di dire delle ovvietà, d'altro canto la gente in paese doveva sapere per forza cosa accadeva, avevano occhi, orecchie, spesso durante un litigio qualcuno interveniva. c'era davvero bisogno le raccontassi io? questo mi chiedevo. non sapevano che papà picchiava mamma, c'era davvero tanto da arrabbiarsi con me quando era così palese la situazione? o riuscivo a vederla solo io per quel che era? non potendo negare tutto dicevano che esageravo le cose. ero quella che inventava, esagerava. ma cosa c'era da esagerare in quella situazione, cosa da inventare? avevo una grande inventiva, ma sono sempre stata in grado di separare fantasia e realtà, meno paura e realtà. questa situazione mi ha resa scontrosa, autodistruttiva, insicura. a lungo andare mi ha portata alla depressione, ed è difficile portarmici. tendo ad amare la vita, amo la musica, amo l'arte, amo osservare, vivere, più come slancio interiore, non riflette quasi mai uno slancio esteriore. cioè mi spiego, oggi mi si accusa di essere sempre triste, poco entusiasta della vita, anche se dentro riesco a coglierne la bellezza, ad entusiasmarmi, ma non riesco a comunicarlo all'esterno.
scusate il papiello, ho bisogno di parlare